Adoro Wikipedia.
Mi piace farmi venire in mente una cosa, qualsiasi cosa (tanto c'è) e imparare e saperne di più. Dalla più piccola curiosità a ciò che dovremmo tutti conoscere e invece non è così scontato.
Dell'imperfezione di Wikipedia si sono scritti fiumi di parole. Chi sostiene che la troppa democraticità, la possibiltà di chiunque di poter intervenire, arricchire, smentire su qualsiasi argomento sono nocive all'attendibilità e all'esattezza di una voce. Sarà, ma è vero anche il contrario: se scrivi una cazzata, uno specialista dell'argomento di sgàma e ti smèrda.
Umberto Eco, enciclopedia che vive e cultore del più sottile dettaglio, si diverte a scrivere inesattezze, ma non mostruosità, su voci che nessuno, tranne qualche appassionato di cunìcoli medievali, andrebbe a leggere e tantomeno a modificare, vista l'estrema delicatezza e aristocraticità dell'argomento.
In sostanza, credo che Wikipedia sia molto attendibile ed esauriente per le voci di maggior interesse e dominio, più si va sullo specifico e sul piccolo più il rischio di trovare sfondoni aumenta.
Ma non è così anche per le pesantissime, ingombranti, inutili enciclopedie che ornano le case di tutti gli italiani?
Abbiamo pagato a rate anche le voci che non andremo mai a cercare.
C'è un comando che mi fa impazzire: "una voce a caso". clicco due volte. la prima: Matsya Purana (il più antico testo sacro della religione induista). La seconda: 169 a.c. Proprio l'anno. Successe pochino ( seconda colonizzazione di Aquileia e, proprio l'otto ottobre, giorno della mia nascita, morì il poeta e drammaturgo Quinto Ennio.).
Tutto questo aggratis, siòressiori.
Oggi leggevo qualcosa sull'inno d'Italia. Faccio parte della generazione in cui l'inno ancora si insegnava a scuola e fu motivo per me di grande sorpresa vedere che, nel periodo di servizio militare, molti miei commilitoni non ne sapevano una parola. Cioè sentivano l'inno durante le partite della nazionale, ma le parole niente, buio totale. Tra l'altro ai giocatori ancora non era stato imposto di cantare l'inno, in un bieco slancio di patriottismo becero e malato. Adesso tutti a gonfiarsi il petto e far gara a chi va più fuori nota o tempo, tranne il povero Camoranesi,. Con la faccia imbarazzata, sta zitto e ciancica una cingomma, ché lui argentino è.
Ricordo che gli ufficiali e gli addestratori ci rinchiusero per due serate nell'aula magna della caserma ad imparare l'inno, togliendo la libera uscita. Li vedo ancora cazziare brutalmente chi durante la pausa strumentale faceva poropò poropò poropopopopò, che è una cosa effettivamente irrispettosa per un inno, però, diciamocela tutta, è come dire non grattarsi il culo quando prude. E' una cosa a cui proprio è difficile resistere.
Comunque l'inno, che non si chiama Fratelli D'Italia bensì Il Canto Degli Italiani, fu adottato il 12 ottobre del 1946 dall'allora giovanissima Costituzione ed è tutt'ora provvisorio (non riusciamo mettere un punto su nulla in questo benedetto paese).
Ho l'impressione che sia l'inno più criticato, vituperato, detestato, incompreso, sbeffeggiato del mondo intero, e sono convinto che questo atteggiamento dica un sacco di cose di noi popolo italiano.
C'è chi dice sostituiamolo con Va Pensiero. Vuoi mettere un'area così aulica e avvolgente in confronto ad una marcetta da barricata? (Ma non è una marcetta barricadera anche la Marsigliese? Ma vagliela a toccare ai francesi, ti mangiano coi panni addosso, ma loro hanno il 1789 e Roberspierre. Noi il 1848 e i Savoia...).
I sostenitori del Vappensièro non considerano però che esso, con chiare allusioni patriottiche, certo, esprime il dramma degli ebrei in esilio.
Glielo dite voi a Bossi e Borghezio (noto razzista e ottuso disprezzore di tutto ciò che non è cristiano) i quali l'hanno adottato come inno padano?
Molti sanno che l'inno è molto più lungo di quello che si conosce e che cantiamo (leggi cantate - for-se) solo la prima parte di un tutto. Che è già abbastanza impegnativa.
Già io tutt'ora non so bene cosa sia questo elmo di Scipio che deve cingere la testa di non so chi, forse della vittoria che però deve essere schiava di Roma, perché? Sono versi che hanno ancora per me un mistero un po' inquietante.
Da bambino non riuscivo proprio a capire e l'inno ma non me ne sono preoccupato mai troppo: era una delle tante canzoni, come Volta la carta, Alla Fiera dell'est o L'arca di Noè: parole e musica che ti fanno entrare in testa i grandi e che ti rimangono per sempre, senza nessuna metabolizzazione razionale, poiché le piante con il vuoto intorno mettono le radici grosse.
Ma Scipione non era quel generale romano che sconfisse Annibale a Zama e di fatto segnò la supremazia di Roma su Cartagine? Lo stesso che, esiliato (i romani ringraziavano così), pronunziò le parole "ingrata patria non avrai le mie ossa". Con i veri sevitori della patria abbiamo sempre fatto in questo modo: li mandiamo a morire soli quando va bene (non sto parlando di Craxi), oppure li ammaziamo proprio. Da Giulio Cesare, a Paolo Borsellino. Così per dare modo di proliferare a chi con l'inno ci si bea formalmente, in una prosopopea di buone intenzioni. Tutte schiene dritte, cuori in alto e le voci possenti. Facce rosse, petti gonfi e sguardi al cielo. Attenti però a eccessi di foga irrazionali che tradiscono e palesano meschinità, come qualche stiloso quanto inopportuno saluto romano (vero ministro Brambilla?), o tristi mimi e opportuni scongiuri quando c'è da cantare "siam pronti alla morte" (vero presidente del consiglio?). Che a morire ci vadano i barricaderi in piazza, tanto son lì per conto vostro.
Mi piace farmi venire in mente una cosa, qualsiasi cosa (tanto c'è) e imparare e saperne di più. Dalla più piccola curiosità a ciò che dovremmo tutti conoscere e invece non è così scontato.
Dell'imperfezione di Wikipedia si sono scritti fiumi di parole. Chi sostiene che la troppa democraticità, la possibiltà di chiunque di poter intervenire, arricchire, smentire su qualsiasi argomento sono nocive all'attendibilità e all'esattezza di una voce. Sarà, ma è vero anche il contrario: se scrivi una cazzata, uno specialista dell'argomento di sgàma e ti smèrda.
Umberto Eco, enciclopedia che vive e cultore del più sottile dettaglio, si diverte a scrivere inesattezze, ma non mostruosità, su voci che nessuno, tranne qualche appassionato di cunìcoli medievali, andrebbe a leggere e tantomeno a modificare, vista l'estrema delicatezza e aristocraticità dell'argomento.
In sostanza, credo che Wikipedia sia molto attendibile ed esauriente per le voci di maggior interesse e dominio, più si va sullo specifico e sul piccolo più il rischio di trovare sfondoni aumenta.
Ma non è così anche per le pesantissime, ingombranti, inutili enciclopedie che ornano le case di tutti gli italiani?
Abbiamo pagato a rate anche le voci che non andremo mai a cercare.
C'è un comando che mi fa impazzire: "una voce a caso". clicco due volte. la prima: Matsya Purana (il più antico testo sacro della religione induista). La seconda: 169 a.c. Proprio l'anno. Successe pochino ( seconda colonizzazione di Aquileia e, proprio l'otto ottobre, giorno della mia nascita, morì il poeta e drammaturgo Quinto Ennio.).
Tutto questo aggratis, siòressiori.
Oggi leggevo qualcosa sull'inno d'Italia. Faccio parte della generazione in cui l'inno ancora si insegnava a scuola e fu motivo per me di grande sorpresa vedere che, nel periodo di servizio militare, molti miei commilitoni non ne sapevano una parola. Cioè sentivano l'inno durante le partite della nazionale, ma le parole niente, buio totale. Tra l'altro ai giocatori ancora non era stato imposto di cantare l'inno, in un bieco slancio di patriottismo becero e malato. Adesso tutti a gonfiarsi il petto e far gara a chi va più fuori nota o tempo, tranne il povero Camoranesi,. Con la faccia imbarazzata, sta zitto e ciancica una cingomma, ché lui argentino è.
Ricordo che gli ufficiali e gli addestratori ci rinchiusero per due serate nell'aula magna della caserma ad imparare l'inno, togliendo la libera uscita. Li vedo ancora cazziare brutalmente chi durante la pausa strumentale faceva poropò poropò poropopopopò, che è una cosa effettivamente irrispettosa per un inno, però, diciamocela tutta, è come dire non grattarsi il culo quando prude. E' una cosa a cui proprio è difficile resistere.
Comunque l'inno, che non si chiama Fratelli D'Italia bensì Il Canto Degli Italiani, fu adottato il 12 ottobre del 1946 dall'allora giovanissima Costituzione ed è tutt'ora provvisorio (non riusciamo mettere un punto su nulla in questo benedetto paese).
Ho l'impressione che sia l'inno più criticato, vituperato, detestato, incompreso, sbeffeggiato del mondo intero, e sono convinto che questo atteggiamento dica un sacco di cose di noi popolo italiano.
C'è chi dice sostituiamolo con Va Pensiero. Vuoi mettere un'area così aulica e avvolgente in confronto ad una marcetta da barricata? (Ma non è una marcetta barricadera anche la Marsigliese? Ma vagliela a toccare ai francesi, ti mangiano coi panni addosso, ma loro hanno il 1789 e Roberspierre. Noi il 1848 e i Savoia...).
I sostenitori del Vappensièro non considerano però che esso, con chiare allusioni patriottiche, certo, esprime il dramma degli ebrei in esilio.
Glielo dite voi a Bossi e Borghezio (noto razzista e ottuso disprezzore di tutto ciò che non è cristiano) i quali l'hanno adottato come inno padano?
Molti sanno che l'inno è molto più lungo di quello che si conosce e che cantiamo (leggi cantate - for-se) solo la prima parte di un tutto. Che è già abbastanza impegnativa.
Già io tutt'ora non so bene cosa sia questo elmo di Scipio che deve cingere la testa di non so chi, forse della vittoria che però deve essere schiava di Roma, perché? Sono versi che hanno ancora per me un mistero un po' inquietante.
Da bambino non riuscivo proprio a capire e l'inno ma non me ne sono preoccupato mai troppo: era una delle tante canzoni, come Volta la carta, Alla Fiera dell'est o L'arca di Noè: parole e musica che ti fanno entrare in testa i grandi e che ti rimangono per sempre, senza nessuna metabolizzazione razionale, poiché le piante con il vuoto intorno mettono le radici grosse.
Ma Scipione non era quel generale romano che sconfisse Annibale a Zama e di fatto segnò la supremazia di Roma su Cartagine? Lo stesso che, esiliato (i romani ringraziavano così), pronunziò le parole "ingrata patria non avrai le mie ossa". Con i veri sevitori della patria abbiamo sempre fatto in questo modo: li mandiamo a morire soli quando va bene (non sto parlando di Craxi), oppure li ammaziamo proprio. Da Giulio Cesare, a Paolo Borsellino. Così per dare modo di proliferare a chi con l'inno ci si bea formalmente, in una prosopopea di buone intenzioni. Tutte schiene dritte, cuori in alto e le voci possenti. Facce rosse, petti gonfi e sguardi al cielo. Attenti però a eccessi di foga irrazionali che tradiscono e palesano meschinità, come qualche stiloso quanto inopportuno saluto romano (vero ministro Brambilla?), o tristi mimi e opportuni scongiuri quando c'è da cantare "siam pronti alla morte" (vero presidente del consiglio?). Che a morire ci vadano i barricaderi in piazza, tanto son lì per conto vostro.
postato da: semuoiomuoio alle ore 20:27 | Permalink | commenti (7)
categoria:italia, canzoni, roma, reality show, paolo borsellino, bei momenti, pruriti, resistenze, umberto eco, craxi, pancia, bossi, borghezio, wikipedia, savoia, aquileia, la nazionale, morali, giulio cesare, cartagine, robespierre, annibale, va pensiero, patriottismi, camoranesi, inno di mameli, brambilla, nano malefico, noè, zama, rieduchescional ciannel, succhiatori, matsya purana, quinto ennio, sapevà telo, scipione lafricano, la marsigliese
categoria:italia, canzoni, roma, reality show, paolo borsellino, bei momenti, pruriti, resistenze, umberto eco, craxi, pancia, bossi, borghezio, wikipedia, savoia, aquileia, la nazionale, morali, giulio cesare, cartagine, robespierre, annibale, va pensiero, patriottismi, camoranesi, inno di mameli, brambilla, nano malefico, noè, zama, rieduchescional ciannel, succhiatori, matsya purana, quinto ennio, sapevà telo, scipione lafricano, la marsigliese









